Quando da Biasca si vede la cima dell’Eiger

Abituati a vedere sfide tra squadre di professionisti che vogliono vincere il campionato, perché mai assistere a una partita dei Ticino Rockets?

 

I tifosi si appassionano ai colori di una squadra per i più variegati motivi, tutti però legati da un comune denominatore: l’obiettivo sportivo. Sia il raggiungere i playoffs per vivere le emozioni più forti di una stagione, sia combattere sino all’ultima goccia di energia per mantenere il diritto di giocare nella massima lega nazionale, l’obiettivo appassiona tutti sin dalle prime amichevoli estive.

Nel volgere di poche settimane, a ogni inizio di stagione si diventa un po’ allenatori, un po’ direttori sportivi e un po’ presidenti. Nella meravigliosa cornice delle piazze, oggi virtuali, o dei cari vecchi esercizi pubblici, per fortuna ancora reali, si scambiano opinioni che attraversano tutto lo spettro degli aspetti sportivi. Ma come può la dirigenza non trovare soluzioni per migliorare l’attitudine della squadra? Vicky se fossi in te io… Filippo se fossi in te io… Ma come diavolo fa l’allenatore a non capire che le linee sono sbagliate? Hans, dai metti quello lì in difesa al posto di quello là. Doug dai non puoi far giocare quello e non quell’altro… Ma come avrà fatto il direttore sportivo a mettere sotto contratto quel giocatore? Roland, dai, come hai fatto a non vedere che quel giocatore non andava bene? Ivano, accidenti, dovevi rinnovare quello là, e non questo qui…

Un rigo musicale di opinioni, critiche e – talvolta – pure elogi a carattere sportivo le cui note danno il tono alla passione che unisce i tifosi e che rende così speciale questo sport, condita dalle giocate più o meno riuscite dei giocatori.

Sembrerebbe dunque che appassionarsi dei Ticino Rockets sia una nuova via… in solitaria. Non basta percorrere i soliti sentieri, replicare le emozioni e i pensieri che costituiscono il DNA della passione per l’hockey? E allora, che fare? Andare alla Raiffeisen BiascArena, e perché mai?

Di cosa si discute se ci si appassiona dei Rockets? Anzi, ma ci si può appassionare dei Rockets?

Sì? No?

Il giorno della partita ci si chiede: quali giocatori avranno convinto Cereda e Silander durante gli allenamenti? Quali giocatori di Ambrì e Lugano rinforzeranno la squadra? Quali giocatori andranno a rinforzare i GDT? Come saranno composte le linee? Sarà rientrato qualcuno dall’infermeria?

Su Twitter si vede poi la composizione della squadra. E allora: sarà in forma questa sera il Trisconi? E il Dal Pian? E il Mazzolini? Ci sarà alchimia nella linea guidata da capitan Dotti? Il portiere sarà carico al punto giusto?

Arrivati alla pista si legge la formazione della squadra avversaria: si scorrono i nomi e… ah però, perbacco! Questi hanno uno straniero che da solo ha segnato il doppio del nostro miglior goleador, hanno una difesa che ha incassato 56 gol in meno della nostra… Saranno spacciati i nostri giovani Rockets?!?

Proprio no! Ed è qui che quella che sembrava una partita di hockey diventa – senza che ce ne si accorga – una scalata alla parete nord dell’Eiger.

Sin dal primo cambio i ragazzi mandati sul ghiaccio iniziano a picconare la parete di roccia ripida e insidiosa con il loro amore per questo sport, con l’umiltà di sapere che in ogni singolo frangente hanno tantissimo da imparare, con la consapevolezza che si vince e si perde tutti insieme e con la determinazione a fare i sacrifici richiesti dagli allenatori.

Poi succede che a un certo punto scivola via un appiglio. Si rischia di cadere. Si prendono due gol in dieci minuti. Tetanizzati, smarrimento. Tocca allora a Cereda e Silander fungere da roccia solida per il gruppo: time-out. “Fidatevi di voi, delle vostre capacità, del nostro sistema di gioco. Rimanete concentrati. Sul ghiaccio a testa alta e date tutto quello che avete!”

Ricomincia così la scalata. Il time-out ha avuto l’effetto di un terrazzino che ha permesso di riprendere fiato e far tornare la mente focalizzata sull’obiettivo: aprire nuovi itinerari, complessi e pericolosi, percorrere nuove vie che portano alla cima, mettersi alla prova: toccare i propri limiti e spostarli. Centimetro dopo centimetro la vetta diventa più vicina, che si vinca o si perda, perché vittorie e sconfitte sono gli ingredienti necessari per diventare dei giocatori migliori.

Il Pinana chiude i varchi, il Guidotti non perde un ingaggio. Incir fa impazzire i difensori, Hrabec smista dischi come un deejay. E sulle tribune si impreca… Tiraaaaaaa! Noooooooo, dai! Peccato! Bravo! Che parata! Arbitroooooooooooo!

Per i tifosi è una serata di hockey che al presente unisce promesse di grande hockey futuro, hockey che fa gioire e soffrire come tutte le promesse della vita.

Per la squadra è invece una tappa della scalata. Alla sirena i ragazzi che torneranno negli spogliatoi e si chiederanno: avrò dato il massimo e il meglio di me e del mio gioco? Avrò seguito le consegne dell’allenatore?

Tutto questo mentre anche alla Raiffeisen BiascArena la scalata dell’Eiger torna ad essere semplicemente e magnificamente hockey con la gente che discute animatamente di quel giocatore che sicuramente ce la farà, anzi dovrebbe già essere in serie A, o finanche in NHL; quell’altro giocatore che invece dovrà pazientare ancora un po’, e poi quell’altro invece che ci si chiede perché lo abbiano messo sotto contratto. Ci si chiede perché l’Ambrì o il Lugano non abbiano inviato più rinforzi, magari uno straniero… si commentano i progressi dei singoli, con quello che impressiona con la sua velocità, l’altro per la sua capacità di trascinare la squadra, o ancora quello che a ogni cambio porta energia sul ghiaccio manco fosse una centrale idroelettrica.

Insomma, si torna a respirare quella buona vecchia aria da dopo partita… che ci unisce e ci fa amare questo sport.

E tra i corridoi della pista c’è chi sostiene che con i Rockets non si diventa tifosi di una squadra, ci si innamora di un’idea, di un progetto… immedesimandosi in questi ragazzi umili e motivati a migliorare, quasi a diventare il loro fratello maggiore, come se fossimo lì con loro mentre scalano la parete del loro sogno sportivo.

E quando si torna a casa, vittoria o sconfitta, come ogni innamorato si è sempre e comunque fieri dei nostri ragazzi!

#GoRocketsGo

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